Un matrimonio così capita una volta nella vita. Ed è proprio per questo che voglio raccontarvelo in ogni sua sfaccettatura.
Chi è stato l’artefice di questa storia ?
L’artefice di questa storia, a dir poco impossibile, è stato un sacerdote che tra poco vi presenterò. Siamo abituati a pensare ai matrimoni da sogno come a qualcosa fatto di chiese pieni di fiori, ville spettacolari, abiti firmati, wedding planner e flower designer. Questo matrimonio non aveva nulla di tutto questo. Eppure aveva qualcosa di molto più difficile da trovare: una comunità capace di mettersi in gioco e di trasformare l’impossibile in possibile. Io vengo da un piccolo paese in provincia di Roma, Gorga. Poche anime. Quelle stesse anime che si conoscono tutte, che si incontrano per strada e che, quando serve, sanno diventare una cosa sola.
A Gorga ci sono nato e cresciuto. Ed è proprio per questo che non potevo non accettare questa sfida. L’artefice di tutto è Padre Efrain. Prima ancora che un sacerdote, un amico. È arrivato dalla Colombia 25 anni fa e, in poco tempo, è riuscito a farsi amare da tutti. Credo che nemmeno lui avrebbe mai immaginato che, dopo 25 anni, quella comunità sarebbe stata capace di fare una cosa del genere per suo fratello. Un giorno mi dice: “Non prendere impegni il 12 settembre. Mio fratello viene dalla Colombia per sposarsi a Gorga e voglio che gli fai qualche scatto. E, se possibile, facciamo una videochiamata per far vedere il matrimonio a chi è in Colombia.” Io, come faccio con ogni matrimonio, parto con le mie classiche domande:
- “Dove si preparano?”
- “Dove andiamo a cena?”
- “Quanti invitati ci saranno?”
La risposta fu più o meno questa: “Boh, ancora non lo so. Poi vediamo. L’unica cosa certa è che è aperto a tutti e facciamo tutto in piazza.”
In quel preciso istante ho capito che sarebbe stata una sfida. E non una sfida semplice. Mancava poco più di un mese al matrimonio. A circa 20 giorni dalla data arriva la prima riunione. Bisognava organizzare tutto: l’allestimento della chiesa, quello della piazza, il menu della cena, i tavoli, il servizio. E sì, avete capito bene: non ci sarebbero stati professionisti del settore. Ci sarebbero stati volontari. Persone che, semplicemente, avevano deciso di mettersi in gioco per fare in modo che tutto riuscisse nel migliore dei modi. Erano previste circa 350-400 persone. E le previsioni, purtroppo, erano anche corrette. Proprio in quel momento è uscita fuori la vera forza di una comunità. Abbiamo formato due squadre. Da una parte chi aveva più esperienza e si sarebbe occupato del menu e dell’organizzazione della cena. Dall’altra io, Anna Maria e tutti quelli che ci avrebbero aiutato con l’allestimento della piazza e il servizio ai tavoli.
Padre Efrain continuava a ripeterci: “Deve essere una cosa semplice. Dobbiamo solo festeggiare tutti insieme.” Ma restava pur sempre un matrimonio. E quindi, ovviamente, siamo andati per la nostra strada. Io e Anna Maria, dopo dieci anni passati a fotografare matrimoni, qualche addobbo lo avevamo visto. Abbiamo buttato giù qualche idea che, giorno dopo giorno, è stata affinata, modificata e poi messa in pratica. Noi potevamo dare le idee. Ma sapevamo benissimo che quel giorno non avremmo potuto stare al loro fianco per occuparci dell’allestimento. Perché dovevamo fare la cosa che ci rende più felici al mondo: raccontare un matrimonio. I giorni passavano senza sosta. E mentre la macchina organizzativa procedeva, la mia mente malvagia trasformava una semplice videochiamata per far seguire il matrimonio dall’altra parte dell’oceano in una vera e propria diretta. Con tanto di regia. Così ho chiesto aiuto ad altri ragazzi che, ancora una volta, hanno risposto presente. In pochi giorni abbiamo messo insieme tutto il necessario perché quella diretta potesse funzionare. Ormai ci siamo. Mancano poche ore al matrimonio. E finalmente conosciamo gli sposi. Due ragazzi magnifici, pieni d’amore, che forse non si aspettavano minimamente un’accoglienza del genere. E quella accoglienza, quell’amore, non sono arrivati per caso. Sono il frutto di un lavoro durato 25 anni. Il lavoro di Padre Efrain. La mattina del 12 settembre, mentre alle prime luci dell’alba la cucina accende i propri fornelli, i ragazzi iniziano a montare i tavoli per accogliere quasi 400 persone. Padre Alberto prepara con maestria le composizioni floreali in chiesa. Noi facciamo gli ultimi check per la diretta. E da quel momento in poi si va in scena.
È stato un pomeriggio frenetico. Pieno di emozioni. E, soprattutto, pieno di persone. Tutto è andato oltre le aspettative. E quando inizi a sentire persone dire: “Il colpo d’occhio della piazza, allestita in quel modo, era da brividi.” capisci che ne è valsa davvero la pena. Poi arriva la notte. La piazza lentamente si svuota. Le persone tornano a casa. I tavoli vengono sistemati. E proprio in quel momento ti fermi un secondo. Ti guardi intorno. E capisci che il miracolo, in qualche modo, si è avverato. Non perché tutto fosse perfetto. Ma perché tutti hanno fatto la propria parte. Ed è doveroso ringraziare chi tutto questo lo ha reso possibile.
CUOCHI&CUOCHE: Pino – Anna – Luciana – Pina – Caterina – Luca – Sandra – Bruna – Giancarlo – Loredana
DIRETTA VIDEO: Valerio – Pietro – Davide – Marcello
FIORISTA: Padre Alberto
MUSICA: Danilo
Ma il mio più grande orgoglio sono stati i ragazzi. Spesso il mondo tende a descrivere le nuove generazioni come la parte peggiore della società. Io penso che, molto più spesso, il problema siano gli adulti che non sanno indicargli la strada. Questi ragazzi, invece, una guida l’hanno avuta. E quella sera, invece di passare un sabato di fine estate a divertirsi, erano tutti lì. A montare. A servire. A correre. A risolvere problemi. A ridere. A emozionarsi. E soprattutto a fare in modo che tutto andasse per il meglio.
Luca M. – Laura – Clara – Ilenia – Gianmarco – Francesco – Elena – Martina -Benedetta B. – Pietro P. – Vanessa – Aihaa – Azzurra – Debora – Manuel – Andrea – Benedetta – Veronica – Giulia – Miriana – Silvia – Beatrice – Martina – Luca C. – Beatrice – Martina – Giorgia – Nicolò – Thiago – Pierluigi – Alessia – Giulia G. – Maria – Lorenzo – Pietro
MASCOTTE: Manuel
Vedere alcuni di voi emozionarsi perché ce l’avevamo fatta è stato magnifico. Perché alla fine, forse, è proprio questo che dovremmo ricordarci più spesso:
“I giovani hanno più bisogno di esempi che di critiche.”
E quella sera, a Gorga, di esempi ce ne sono stati davvero tanti. Spero di non aver dimenticato nessuno. E, nel dubbio, voglio ringraziare tutti. Tutti quelli che hanno messo a disposizione il proprio tempo, le proprie mani, le proprie idee e il proprio cuore. Perché questo matrimonio non è stato semplicemente organizzato. È stato costruito insieme. E forse è proprio per questo che, ancora oggi, a ripensarci, vengono i brividi.
L’impossibile è diventato possibile !!!
